CONVENTO-OSPEDALE
Categoria:
Palazzi
CONVENTO
La venuta, a Bagnolo, dei P.P. Conventuali risale almeno al 1587.
Il medesimo ordine detto comunemente dei francescani neri, è presen-te ad Otranto, Scorrano, Maglie e contribuisce, soprattutto nei secoli XVII e XIII, alla diffusione del culto di S. Antonio di Padova (a loro si deve la statua in pietra leccese del Santo, con giglio, libro e Bambin Gesù, ancora esistente nel chiostro del nostro convento).
La presenza del Monastero, ci è documentato dalla Visita Pastorale di Mons. Lucio De Morra (1608), nel corso della quale il vescovo visita l'altare della Madonna dei Martiri nell'attigua cappella.
La struttura viene restaurata ed ampliata nel 1707.
Come la maggior parte dei monasteri dell'epoca anche quello di Ba-gnolo ha i suoi "beni stabili" provenienti da lasciti, donazioni, ed all' operosità dei frati; possiede infatti terreni seminativi ed olivetati ed, attigua al convento, una "masseria e curti ". Di una Platea relativa al Venerabile Convento di S. Maria dei Martiri si ha solo notizia, ma non vi è più traccia.
Nel 1773 il feudatario di Cannole (Giovanni Granafei) tratta con i frati la permuta di un terreno che il convento possiede in feudo di Cannole.
È un terreno di 30 tomolate del valore di ducati 257, macchioso ed in-colto, usato dai Papaleo per pascolarvi le capre e che da una rendita pari ad 11 ducati l'anno. Il Granafei offre una casa abitata sita in Ba-gnolo, del valore di ducati 182 più 85 ducati in denaro; la transazione si conclude dopo l'assenso della Curia Vescovile che giunge nel 1739.
Dal catasto onciario di Bagnolo rileviamo che il convento, oltre ai "beni stabili" possiede pure: una giumenta da sella, un somaro, due bovi aratori, una vacca aratore, venti pecore, un mulino ed un "tarpe-to".
Nel 1781 ospita il padre guardiano, un sacerdote e due frati laici; ha rendite da beni stabili e censi per 250 ducati che gli permettono il so-stentamento e di fare opera di carità.
Agli inizi del XIX sec. i monasteri subiscono le soppressioni napole-oniche applicate in Italia nel periodo murattiano, quello di Bagnolo è chiuso nel 1809, tornando ad essere riattivato da un ordine monacale femminile verso la metà del secolo.
Nel 1889 la struttura rivive come casa di cura (Fondazione Papaleo) fino al 1939 e le suore andranno via dopo la metà del sec. XX. Anco-ra vivo nei nostri anziani è il ricordo delle "Figlie della Carità", le suo-re dell'asilo che tutti abbiamo frequentato è particolare memoria ser-bano per la famosa ed ammirevole "mamere".
OSPEDALE
Bagnolo, per essere sempre stato un "casale" di modeste dimensioni, vanta una tradizione secolare avendo avuto l'ospizio e " l' hospitale" che l'arcivescovo De Morra visita nel 1608.
Riteniamo che quello riportato nella Visita Pastorale del prelato come "hospitale", sia in realtà il più antico ospizio, luogo rifugio che, a quei tempi di indigenza, ospita infermi e anziani privi di risorse ed assi-stenza e all'occorrenza funge da alloggio per i viandanti (si dice che vi abbiano trovato ricovero alti prelati diretti ad Otranto ed impediti a procedere per le avverse condizioni) e frequentato pure dai frati que-stuanti sorpresi dalla sera lontano dai loro conventi.
Ce ne tramanda l'esistenza il toponimo odierno in via Ospizio al rione "Fogge".
L'ospedale si identifica con la "Fondazione Papaleo", istituzione be-nemerita adibita ai ricoveri ed alle emergenze del popolo, quando il curarsi era oltremodo problematico.
L'aspetto attuale gli è conferito nel 1886 quando, non più convento Francescano poi attivato come istituto monacale femminile, una di-sposizione testamentaria di Giovanni Papaleo gli destina un fondo di £. 150.000, quale dotazione patrimoniale per svolgere le funzioni di luogo di cura intestato al donatore.
Nel 1892 Anna Papaleo, sorella del fondatore Giovanni, versa £. 9.200 all'arcivescovo di Otranto "perché provveda la cappellania dell'ospe-dale di un sacerdote, che celebri nella chiesa annessa, aiuti il parroco nelle confessioni" e segua le direttive delle religiose cui è affidata la conduzione della Fondazione; al cappellano è fissata la rendita di £. 125 annue.
La Fondazione comprende l'ospedale, il centro antitracomatoso e la farmacia che, insieme alla condotta medica, sono sostenuti dalle casse comunali.
E' infatti il sindaco che interviene nei confronti della suora, preposta al servizio della farmacia, cui si rimprovera la sospensione anticipata della vendita serale e comportamento poco corretto verso il pubblico.
Nel 1911, come ci informa l'arciprete Villani, l'ospedale è affidato all'ordine monacale delle Beate Figlie della Carità, cappellano ne è d. Emilio Negri ed al servizio si alternano i titolari della condotta medica coadiuvati da due infermieri; al tempo i pazienti ricoverati sono otto.
Nel complesso religioso è compreso l'asilo e si fa istruzione religio-sa; da allora è consuetudine che in aprile s'impartisca la Prima Comu-nione ed il corteo dei comunicandi parta dalla cappella adiacente.
Il parroco non tralascia di annotare che alle "cose di Dio" i giovani frequentano poco perché impegnati nel lavoro dei campi.
All'epoca l'ordine monacale comprende:
la superiora suor Vincenza al secolo Maria De Michele di Bitonto an-ni 73;
suor Giuseppina al secolo M. Palma Planteda di Castrignano dei Greci anni 37;
suor Maria al secolo Rosa Di Cillo di Triggiano anni 30;
suor Antonietta al secolo Isabella Ripalta di Cerignola anni 27.
Nel 1913 il medico percepisce £. 3.125 annue, l'infermiere del servi-zio antitracomatoso £. 1.000 e la congregazione di carità addetta all'armadio farmaceutico riceve £.1.500.
Ancora nel 1936 un semestre all'ambulatorio, sia per le suore che per le infermiere, viene retribuito con £.300.
Dai registri dell'ospedale risulta che i ricoveri si interrompono il 6 maggio del 1939 e le dismissioni hanno termine nel mese successivo.
Nel 1930 il Sindaco chiede al Prefetto di rendere stabile l'istituzione dell'armadio farmaceutico, almeno fino a quando le dissestate finanze comunali non consentiranno di bandire il concorso per la farmacia, adducendo a motivo della petizione la mancanza della stessa nei paesi vicini (le sole farmacie nei dintorni sono a Maglie e Minervino) e la presenza a Bagnolo dell' ospedale, comprensivo di pronto soccorso e ambulatorio antitracomatoso.
Negli anni successivi il comune emette ancora pagamenti per gli ad-detti alla farmacia e almeno fino al 1936 anche per l'infermiera (Ros-setti Celeste e suor Giorgina Basilone dell'antitracomatoso).