Itinerari

Paesaggio Rurale

Nel tempo, le normative catastali, oltre a delinearsi quale strumento governativo di natura economica, si rivelano ben confacenti per il popolo dei campi cui, alla scontata elencazione delle imposizioni, inseriscono concetti che ne ampliano l’orizzonte dei diritti e la consapevolezza al loro accesso. Come evidenzia il catasto, il feudo di Bagnolo vive in un contesto prettamente rurale e tale permane fino ai flussi migratori del XX secolo. L’agricoltura è la fonte primaria di sostentamento, pur in una terra difficile e avara, ricca di umanità, ma pure di sofferenza; l’uomo la lavora già da quando gli utensili sono in pietra, intessendo con essa un legame solido ed esclusivo che la rende sua. Il frazionamento del latifondo feudale, avviato dagli Aragonesi, modifica il panorama agricolo Salentino. Non più solo estensioni di ulivi, vigneti e boschi, ma pure terre diversamente coltivate con muri a secco che ne delimitano i confini e le proteggono dagli animali al pascolo; sono le “ chiusure o clausure” le nostre odierne “ chisure”. Il diverso possesso della terra inserisce la visione di una declinante feudalità e, mentre la nuova frammentata proprietà individuale si evolve, introduce la necessità della sua individuazione certa e della sua salvaguardia. E’ il riconoscimento delle nuove realtà che, con difficoltà, va realizzandosi pur nel contesto frugale di vita regalata dalle stagioni, tradizioni e consuetudini della civiltà contadina. Il nostro territorio è dominato dalla pietra, ma la sua gente sa adattarlo alle necessità della vita pur in un rapporto tormentato e difficile. Ai boschi ed alla roccia il contadino sottrae lembi sempre più ampi di suolo da coltivare e la pietra diviene materia prima per le sue opere . Nel tempo, alla muta presenza dei megaliti arcaici (dolmen, menhir, specchie) s’aggiungono i nuovi simboli agrari: masserie, pajari, truddhi, furneddhi, arie, il complicato ricamo dei muretti divisori e la fitta trama dei tortuosi percorsi rurali che solcano la campagna e raggiungono le proprietà più lontane.
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La Grotta

Alle pendici della serra di Monte Vergine, nell’estremo lembo orientale del feudo di Bagnolo, un ingresso ingombro di erbacce rivela la presenza di una grotta. Anonima, discreta e indifferente a noi abituati a vederla con gli occhi distratti del pellegrino frettoloso di arrivare al vicino Santuario, è in realtà luogo di assidua frequentazione per studiosi di insediamenti rupestri dell’epoca bizantina. La presenza di religiosi orientali, nel territorio otrantino già al tempo di Belisario (VI secolo), risale alla venuta dei Basiliani, i monaci seguaci di San Basilio, usi a vivere in isolamento e precursori del successivo monachesimo italo – greco . La grotta, riconducibile alla consuetudine religiosa bizantina, è completamente scavata nella tenera calcarenite e si apre in un’ampia sala dalla volta sorretta da un grezzo montante centrale ricavato nella roccia medesima. Attorno al pilastro e lungo il perimetro laterale sono intaccate le mensole ancora annerite dal fumo di candele e lucerne; le pareti lasciano intravedere tracce di iconostasi andate perdute per l’umidità e l’abbandono. Nella parete est un’apertura mostra due ambienti degradanti e di ridotte dimensioni. La sala configura il luogo di vita e di preghiera comune, mentre le due celle, appartate più in basso, denotano la remota presenza monacale.
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Colombaia

Una preziosa testimonianza del passato, dimenticata, sconosciuta e indifferente ai più. Sulla strada per Cursi, pochi metri dal bordo stradale, tra erbacce alte ed ulivi non curati dell’ormai spezzettato fondo “palumbaru”, si erge silenziosa e semidiroccata una Torre Colombaia. Un’altra esisteva, in fondo “Palumbaru” appena fuori dal paese sulla strada per Palmariggi, fino a quasi la metà del secolo scorso.
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